Entrecómics: conversazione con David Rubín – parte 2

2.1 chulz

[Qui leggi la prima parte dell‘intervista per Entrecómics]

Se ti va, possiamo commentare alcuni degli omaggi che più mi hanno colpito. Per esempio, perché ti è sembrato interessante introdurre una sequenza in particolare – la parte finale dell’incontro tra Eracle e Prometeo? Mi ha fatto pensare ai comic books in cui si vede Spiderman seduto su una terrazza con la Torcia Umana o un altro dei suoi amici, intenti a parlare dei fatti loro.

Beh, sì, c’è un po’ di questo, ma l’utilità di quella sequenza è un’altra: prendere una pausa dal racconto e far tirare il fiato al lettore, e anche dare maggiore risalto a Eracle e prepararlo alla prova impegnativa del capitolo, ossia vedersela con Atlante.

I combattimenti con i robot si rifanno un po’ ad Astro Boy di Tezuka, no?

Sì, volutamente, sia ad Astro Boy di Tezuka che a Mazinga Z di Go Nagai, l’altro autore giapponese che mi è sempre piaciuto moltissimo. Di fatto in questo capitolo ci sono due personaggi che vorrebbero rifarsi a Tezuka o alla sua scuola.

Ci sono varie sequenze in cui i fatti sono raccontati attraverso un mosaico di schermi di computer, cosa che mi ha ricordato il Batman di Frank Miller, specialmente DK2.

Sì, c’è molto DK2 nei due volumi de El héroe. DK2 è la mia opera preferita di Frank Miller, mi sembra un fumetto pieno di libertà e forza in tutte le sue parti, sia nella sceneggiatura che nel disegno e soprattutto nell’eccellente uso del colore di Lynn Varley, che è stato il mio punto di riferimento costante per El héroe. Ho già dichiarato in altre occasioni che non avrei mai scritto El héroe o quanto meno non sarebbe così com’è se non avessi letto, e assimilato, DK2. Io e molti altri autori, che lo ammettano o no, dobbiamo molto all’ultimo e magistrale capolavoro di Frank Miller.

2.2 pantallas

È chiaro che in molti casi Eracle è una versione di Superman, ma c’è un punto in cui si può individuare una citazione del film Superman III. Mi riferisco alla sequenza in cui si vede Eracle “cattivo” e il suo ritiro ai confini innevati del mondo.

Sì, è una strizzatina d’occhio a quella scena di Superman III. Al tempo mi colpì molto e oggi ancora mi fa molta impressione, per come sono riusciti ad ottenere quell’effetto in modo semplice e intelligente, usando soltanto il talento di Christopher Reeve e oscurando progressivamente, sequenza per sequenza, il costume del personaggio. Per quel che mi ricordo, mi sembra sia la prima incursione, lucida e intelligente, della metafisica tra i supereroi, prima di Grant Morrison e Alan Moore. Ne El héroe volevo riflettere su questa sequenza di “Eracle cattivo” – ma più che cattivo, “smarrito” – le sensazioni provate in quella scena di Superman III, mostrando che cosa succederebbe al mondo se Eracle decidesse di essere quel che è e deve essere, un eroe.

C’è un capitolo ne El héroe 2 che è una specie di What if…?/Elseworlds. In questo capitolo c’è un po’ del Miracleman scritto da Alan Moore, o no?

Sì, il capitolo cui ti riferisci è una specie di What if…?, ma sul riferimento al Miracleman di Moore non saprei dirti niente, visto che non l’ho mai letto. È un libro che cerco da anni senza trovarlo da nessuna parte, e spero che un giorno la piantino con le beghe legali e lo ripubblichino perché possa finalmente apprezzarlo, visto che molta gente che l’ha letto mi ha detto che è davvero straordinario.

2.3 what

Mi chiedo se durante la lavorazione del libro tu abbia mai concepito qualche capitolo come un comic book indipendente.

No, El héroe ha una struttura a capitoli che non funzionerebbe frammentata in comic books, è pensato per esser letto così, in due parti e tutto d’un fiato. Se leggi, per esempio, i primi due capitoli del primo volume hai la sensazione di leggere un albo d’avventura ben fatto ma senza pretese; ma se leggi il volume intero, l’ultimo capitolo dà un’interpretazione diversa a tutto quel che lo precede e gli conferisce importanza e soprattutto ti accorgi che non stai leggendo un fumetto d’avventura qualsiasi. Inoltre è impossibile pubblicare i capitoli come comic books perché hanno lunghezze diverse, alcuni sono lunghi 15 o 18 pagine, altri una quarantina e nel secondo volume ce n’è uno di 85 pagine! Il libro va letto così, ogni capitolo ha la lunghezza che deve avere, né una pagina in più né una di meno; se mi avessero costretto a pubblicarlo in comic books o in albi di tipo francobelga, l’opera sarebbe un’altra, diversa, non sarebbe quella che è e di sicuro non sarebbe migliore. Il fatto che oggi il formato graphic novel funzioni ha reso possibile El héroe, mentre sarebbe stato impensabile fino a 10 15 anni fa.

Parlare del tema di fondo de El héroe è complicato perché comporterebbe una riflessione sul fumetto supereroico o, ad altri livelli, sulle storie che parlano di eroi. Senza dubbio ci sono un paio di punti che mi piacerebbe trattare con te. Per esempio, nella fattispecie, ne El héroe si mettono sui piatti della bilancia l’orgoglio e la superbia e la sottile linea che li separa.

Penso sia qualcosa che non riguarda solo il mondo degli eroi ma che tocchi continuamente qualsiasi essere umano. Se ci pensi bene stiamo oscillando in continuazione tra orgoglio e superbia e in qualunque occasione chiunque può, se non sta attento, passare dalla parte della superbia, cosa che non va bene. Mi è capitato spesso e non vorrei si ripetesse. Mi preoccupa molto lasciarmi rapire dal canto delle sirene e non stare con i piedi per terra, e in un lavoro come questo, in cui ci sono parecchie occasioni di adulazione, è facile perdere la testa e peccare di superbia. Diciamo che quella parte del libro in cui si parla di questo argomento è una predica fatta a me stesso, un promemoria per non farlo succedere, un avvertimento per i naviganti visto che per me questo fumetto, e il fumetto in generale, è una forma di comunicazione con gli altri.

Un altro tema importante è la ribellione, il tentativo di sfuggire al destino, allo statu quo.

Certo che lo è, soprattutto al giorno d’oggi, visto che perfino la Grande Menzogna è stata svelata. L’unica cosa positiva di questa terribile crisi che oggi ci annienta è aver scoperto il grande inganno del millennio: un sistema sociale, politico ed economico creato da pochi e per il beneficio di pochi, in cui noi, la maggioranza degli esseri umani che popolano la Terra, non abbiamo voce in capitolo, per quanto ci dicano il contrario, per quanto utilizzino questa “carota” chiamata democrazia, che non è davvero tale o che almeno oggi ha perso del tutto il suo valore e il suo ideale, perché stiamo tranquilli e contenti finché pensiamo di contare qualcosa, ti narcotizzano convincendoti di aver bisogno di questo o di quello per esser felice o sentirti qualcuno, utilizzano mezzi di decerebralizzazione di massa come la religione e il calcio per placare le masse e fare in modo che non pensino alle cose importanti. Lo statu quo attuale è una fottuta merda, e per quanto sempre più gente se ne renda conto e scenda in piazza a manifestare, ci sono comunque persone che, pur di non subire cambiamenti restano aggrappati a questo sistema antiquato, ingiusto e corrotto, non si sa se per inettitudine o paura, ed è qualcosa che non capisco e non accetto, per quanto, per fortuna, sempre più gente comincia a togliersi la benda dagli occhi. Tutto questo trova spazio ne El héroe, gli ho assegnato un ruolo fondamentale nella storia, ho cercato di usare il libro come un’arma contro la stupidità e il menefreghismo della società: una delle mie ambizioni con El héroe è smuovere le coscienze, fare in modo che la gente si diverta a leggere ma al tempo stesso si faccia certe domande sulla società di cui siamo tutti parte. Penso che, stando così le cose, si avvicina il momento di premere il pulsante di reset e creare un modello sociale, politico ed economico diverso da quello attuale, più giusto, più etico e più umano e questa opera è il mio contributo, per quanto grande come un granello di sabbia.

Ci sono alcuni momenti de El héroe 2, specialmente la conversazione tra Eracle e Atlante, che si possono interpretare in chiave politica.

Sicuramente c’è molta componente critica in quest’opera. El héroe è un’incitazione alla ribellione, alla messa in discussione dell’establishment, una denuncia, travestita da avventura e azione, della società in cui viviamo, che è una fottuta merda di società, gestita da delinquenti di primo livello e totalmente ingiusta verso il cittadino medio. Una società in cui a uno che cerca lavoro al McDonald chiedono un livello altissimo d’inglese mentre il presidente del paese non sa parlare né castigliano né la sua lingua madre, il galiziano. Una società in cui mangiare al ristorante di lusso dei deputati costa meno che prendere il piatto del giorno in un bar o portare il pranzo da casa alla mensa scolastica è una società che chiaramente non funziona. Ogni giorno ci bombardano con notizie sulla corruzione di politici o imprenditori che continuano a perseguire i loro guadagni vivendo come veri e propri re sulle spalle della gente, gente che in teoria dovrebbero difendere e che invece paga i loro salari milionari e le loro vite di lusso. Credo che ne abbiamo abbastanza di queste cose, che mi fanno imbestialire, e per questo ho deciso di includere una feroce critica nel libro. Quando vedo il telegiornale o ascolto le dichiarazioni dei grandi imprenditori, banchieri o politici non riesco a non pensare che sono come grandi dinosauri consapevoli della loro prossima fine, che sanno di essere perfettamente inutili alla comunità e che quindi si attaccano con le unghie e con i denti a questo sistema corrotto, malato e decadente, inservibile se si vuole una società giusta. E contro di loro ho rivolto il mio libro, la mia rabbia e l’intento di smuovere le coscienze.

[Qui la terza e ultima parte oppure l’intervista a David Rubin completa in pdf]

2.4 atlas

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