Entrecómics: conversazione con David Rubín – parte 3

3.1 manos

[Qui leggi la prima e la seconda parte dell‘intervista per Entrecómics]

El héroe è anche una storia di padri e figli, considerando tali anche gli autori di fumetti e le loro opere. Si dice che, inconsciamente, il figlio desideri uccidere il padre. El héroe ti ha in qualche modo ucciso? La storia è in qualche modo andata oltre quello che volevi?

Sì, la storia mi ha superato in vari momenti, ha portato con sé molte cose positive che mi hanno fatto crescere come autore e altre, non tanto positive, che mi hanno molto disorientato come persona, ma quel che ho ottenuto, non senza sofferenza, è andare avanti e vincere, cosa che mi ha reso più forte. Mi riferisco soprattutto alla seconda metà del secondo volume. Diciamo che Eracle è arrivato a essere, senza che io l’avessi deciso, una copia di me stesso. El héroe è, probabilmente, l’opera più personale che io abbia fatto, dove mi sono messo a nudo davanti al lettore, la più sincera e viscerale.

A differenza dei tuoi lavori precedenti, le donne ne El héroe, tranne Diana, hanno un ruolo poco gradevole: o sono personaggi negativi, come Era o Ippolita, o sono semplici vittime sofferenti. È tutto premeditato?

Così era nel mito originale, e io ho deciso di mantenere questa versione perché era adatta alla storia che volevo raccontare. Comunque penso che in questa opera non ci sia un solo personaggio, maschile o femminile che sia, esclusivamente positivo. Tutti hanno un lato oscuro e tormentato, e di fatto Eracle è il più oscuro di tutti. Eracle ha molte sfaccettature, è quello che commette più errori e in fondo i personaggi che soffrono al suo fianco sono quasi sempre sue vittime: il loro dolore, consapevolmente o meno, è provocato da lui. Eracle è di sicuro il peggiore di tutti. A dispetto della sua forza e determinazione da eroe, è forse il più vulnerabile tra i personaggi che affollano la storia, è continuamente in equilibrio precario. L’ho pensato come un essere che passa dall’innocenza e bontà dei primi capitoli alla tormentata oscurità del secondo volume. È nato per soffrire ma, per la sua condizione di eroe, la sofferenza non gli impedisce di andare avanti cercando soluzioni anche laddove non ce ne sono; punta un traguardo e, con questa o quella prodezza, ci arriva oppure non ci arriva, come commento in uno dei passaggi del libro: «l’eroe non è chi vince una battaglia, ma chi decide di affrontarla senza avere la certezza di vincere».

Pur sapendo che El héroe 2 sarebbe stato molto più cupo della prima parte, mi ha sconvolto la brutalità di alcune scene, soprattutto nel primo e nell’ultimo capitolo. Hai sofferto nel maltrattare così il tuo eroe e gli esseri da lui più amati?

Sì, è stato duro scrivere e disegnare, trasportarmi in scene che trasmettono tanto dolore e violenza, per quanto non sia violenza gratuita come nei film hollywoodiani, ma violenza che ti scuote. Credo però che fosse necessario esser così crudi per dare più forza e visceralità alle sequenze chiave della storia e per motivare determinati passaggi e involuzioni nella personalità e nella visione del mondo di un personaggio come Eracle. Di fatto, il primo volume de El héroe racconta la nascita e la gloria dell’eroe, mentre il secondo il venir meno del mito, la caduta. La seconda parte può essere intesa come la via crucis di Eracle, la Passione dell’eroe.

3.2 splat

Le onomatopee sono un altro elemento che hai curato in modo particolare. Perché le onomatopee sono in inglese? Hanno un significato estetico e narrativo molto importante, non sono mere indicazioni di suono perché rafforzano la narrazione in vari modi.

Non tutte, ma la maggior parte sì. Le onomatopee in inglese rappresentano un linguaggio che il lettore medio ha già assorbito e interiorizzato, perché apaprtiene ormai da 30 anni ai fumetti dei supereroi. E poi rendono l’opera più internazionale: ne El héroe hanno un’importanza cruciale, sono parte integrante della narrazione e del disegno, non sono inutili aggiunte che servono solo a indicare dei suoni – usare l’inglese comporta che nelle edizioni straniere non si corra il rischio di veder modificato il disegno. In questo modo posso avere il controllo totale su ciascuna delle pagine del libro. Per me le onomatopee sono un elemento espressivo vero e proprio, caratteristico del fumetto, che funziona solo se dosato bene. Oggi in quasi tutti i fumetti, di ogni genere e tipo, il disegnatore non si cura delle onomatopee e nemmeno dei balloon, li lascia in genere al letterista, che a volte fa bene il suo lavoro e altre volte si limita a completare il disegno e frammentare la narrazione invece di potenziarla. Se si guardano bene i fumetti di Kirby o Steranko, o anche molti manga, l’onomatopea è fondamentale, espressiva e narrativa, cosa che oggi non è poi così scontata. Ne El héroe ho provato a restiturle dignità, a darle il peso che merita.

Mi è piaciuta molto la fusione che hai realizzato tra il fumetto supereroico americano e il manga, non solo da un punto di vista estetico ma anche nel tono del libro. Introduci molti elementi umoristici e caricaturali in contesti drammatici. È stato difficile, visto che è un po’ lontano dal concetto classico di fumetto eroico?

Dal primo momento ho cercato di allontanarmi dal concetto classico di fumetto eroico, di fare qualcosa di nuovo, e tutte queste cose mi hanno aiutato. Non è stato difficile, penso che il trucco sia saper intrecciare bene le tre tradizioni di fumetto che ho assorbito durante la mia vita: il fumetto supereroico americano, la bande dessinée europea e il manga, evitando che una prevalga sulle altre e facendo in modo che non si capisca dove finisca una e cominci l’altra. Una mescolanza di tradizioni così diverse può solo creare qualcosa di nuovo, libero, e può ridare allo spunto di questa storia, un mito molto conosciuto e già rivisitato migliaia di volte, una freschezza tutta nuova.

C’è anche un’evoluzione chiarissima nel tuo disegno: maggiore realismo, maggiore precisione, allontanamento da una linea più caricaturale, e in alcune vignette ti avvicini molto a Frank Quitely. Questo nuovo approccio grafico era in programma fin dall’inizio, fin dal primo volume de El héroe?

C’è stata un’evoluzione naturale e graduale in corso d’opera. Il libro comprende complessivamente 550 pagine, quindi è normale che il disegnatore migliori via via, acquistando sempre più sicurezza agilità. È una cosa che si accorda spontaneamente alla progressione dell’opera, ma avviene inconsapevolmente, fino a che non è completa e all’improvviso realizzi che cosa è successo. Credo che ci sia qualcosa che dà vita all’opera, ai personaggi e ai fatti raccontati, quel che ho notato per la prima volta nel mio fumetto preferito in assoluto, Daredevil: Born Again di Frank Miller e David Mazzuchelli. Se ci fai caso, il disegno di Mazzuchelli va modificandosi, nell’ultimo capitolo non è lo stesso del primo, cambia insieme con il personaggio di Matt Murdock, si libera con lui di ogni impaccio e impedimento: questa cosa mi ha affascinato molto la prima volta che l’ho letto. Per me è stata una gioia constatare che, quando ho finito di disegnare El héroe, mi era successa la stessa cosa, su un altro piano grafico, ovvio. Mentre procedevo mi liberavo di  timori e imbarazzi e di alcuni “tic” grafici che mi trascinavo da qualche anno a questa parte. E questo è avvenuto in maniera assolutamente inconsapevole e organica, senza pensare “adesso mi metto a disegnare in modo diverso”. Disegni e basta, è il fatto stesso  di disegnare, è l’urgenza di disegnare la tua storia che ti fa spuntare e consolidare una voce grafica e autoriale tua.

3.3 ring

La struttura e la trama di El héroe 2 sono più complesse del volume precedente. La domanda è simile alla precedente: fino a che punto è stata una decisione voluta e non piuttosto una conseguenza della tua maturazione come autore?

In questo caso è stato tutto calcolato. Come ho detto prima, ho scritto la sceneggiatura come se si trattasse di un libro unico, per questo gli ho dato una struttura in crescendo, dove ogni capitolo va un po’ più oltre del precedente e dove, poco a poco, si sviluppano diverse sottotrame e si scava sempre più nella personalità e nella complessità di Eracle. All’inizio del primo volume tutto è volutamente più naïf perché anche il personaggio lo è. Eracle non è ancora un eroe, per quanto sia nato con quella natura, deve imparare, progredire, fino a diventare il personaggio cui si fa riferimento nel titolo. Alla fine del primo volume Eracle è un eroe al culmine della fama e della forza, mentre nel secondo volume si racconta la caduta che segue l’ascesa, e questo è quel che in un fumetto, o in un film o in un libro, è più interessante. Non so perché ma sia per gli artisti che per i lettori è più confortante vedere un personaggio cadere che alzarsi, la sua sofferenza, perché solo in questo modo possono identificarsi con lui. È la kryptonite a rendere Superman più vulnerabile e quindi più umano e vicino.

Nei due libri de El héroe ti sei concesso disegni spettacolari e pieni di inventiva, e mi piacerebbe sapere se hai deciso di realizzare questo fumetto proprio per poter esplorare questa strada, o se , al contrario, è stata la storia a richiedere tutta questa ricchezza grafica.

Entrambe le cose. All’inizio volevo realizzare qualcosa di difficile e diverso, che non avessi mai fatto, e questa storia e l’abbondanza delle scene d’azione mi davano l’opportunità di andare oltre, di tentare composizioni che non avevo mai realizzato né visto in qualche altro lavoro, di mettere insieme qualcosa che penso imprescindibile in un fumetto: la sperimentazione grafica e la chiarezza narrativa. È inutile tentare composizioni complesse in una tavola se non comportano facilità di lettura, corri il rischio di allontanare il lettore, di distrarlo da quello che racconti, di farlo perdere nella filigrana grafica, di allontanarlo dalle emozioni che cerchi di trasmettergli. Il bilanciamento tra la sperimentazione grafica e la chiarezza narrativa è una cosa che ho sempre cercato di tener presente ed è stato la più grande lezione che ho imparato da questo lavoro. Far sembrare facile il difficile, creare qualcosa che da una parte si possa leggere d’un fiato con il gusto di un ragazzino e, dall’altra riveli, in una seconda lettura, tutta la complessità dell’ingranaggio narrativo.

Un altro elemento di notevole interesse è l’uso che fai del computer come strumento di lavoro, integrandolo con il disegno, diciamo così, a mano. È stato complicato usare gli strumenti digitali in modo da non farli stridere con tutto il resto?

Credo di essermi limitato ad usare il computer per colorare, senza emulare il lavoro manuale o l’effetto fotografico come fanno molti coloristi, cosa che secondo me è un errore. Ho appreso molto studiando il lavoro di Lynn Varley in DK2. Credo sia uno dei pochi fumetti in cui la colorazione digitale è utilizzata bene, senza la pretesa di passare per un lavoro fatto a mano. È un fumetto che possiede un colore che può esistere e funzionare solo in un fumetto, è qualcosa di brillante e audace, ed è quel che ho cercato di fare ne El héroe: un uso del colore fatto apposta per il medium con cui lavoro, il fumetto, che non pretende che le vignette sembrino fotogrammi di un film o di un’animazione, né quadri a olio, un colore pensato solo ed esclusivamente per il fumetto. E penso che funzionino meglio soluzioni di questo tipo piuttosto che costruzioni folli piene di innumerevoli toni e timbri, persino fastidiose all’occhio di chi legge.

3.4 round1

A proposito di maturazione, avevi fissato degli obiettivi precisi nella realizzazione de El héroe? Ha completato con successo le tue 12 fatiche?

Credo di sì. Mi sono trovato a disegnare un mucchio di cose che non avevo mai disegnato, inquadrature che non mi sarei mai sognato di realizzare, soluzioni grafiche che non avevo mai usato o visto in altri fumetti per seguire il racconto, e credo di esserne uscito vincitore. Sono anche migliorato molto come disegnatore e colorista e soprattutto come narratore, e per il fatto stesso di aver concluso El héroe mi sento più sicuro di me, non temo che cosa possa succeder dopo. Infatti sono già al lavoro su un nuovo graphic novel che sarà ancora più complesso e pieno di soluzioni grafiche che andranno molto oltre quelle viste ne El héroe. Questo nuovo lavoro mi costringe a ripartire da zero, a pormi nuovi obiettivi come autore e come persona. Un’opera ancora più difficile, o almeno credo. Cercare nuove sfide mi fa pensare che il linguaggio del fumetto sia un terreno in cui ci si può avventurare, scoprire territori nuovi e inesplorati. Come artista penso che sia un dovere verso i lettori offrire cose nuove, fare in modo che ogni libro sia una nuova esperienza, una nuova avventura che conduca altrove. Come lettore sono cresciuto leggendo cose che mi hanno cambiato, non solo nel modo di intendere il fumetto, ma anche nel modo di intendere il mondo e la vita, e questo è quel che voglio trasmettere ai lettori. O almeno mi impegno a fare: dargli qualcosa di più che una buona lettura.

El héroe 1 è stato pubblicato in Italia e in Francia. Ho la sensazione che se El héroe 2 finisse nelle mani giuste, potrebbe suscitare reazioni importanti all’estero – mi riferisco agli altri continenti. Ci stai lavorando?

Sto andando in questa direzione, ho trattative avviate in questo senso ma niente di definitivo. Non posso fare nomi di editori o dare niente per certo, aspettiamo. Non penso che il cammino internazionale de El héroe si fermi all’Italia e alla Francia, solo il tempo e il lavoro lo diranno. Sia io che Astiberri, che ha l’incarico di negoziare i diritti internazionali, puntiamo molto su El héroe.

Ultima domanda: qual è il tuo problema con gli uccelli?

Li odio fin da ragazzo, non so perché, sarà una paura atavica o irrazionale o qualcosa del genere. Sono bestie che non sopporto, mi fanno schifo, e per questo nei miei fumetti hanno sempre una connotazione negativa e sono associati alla putrefazione e alla carogna.

[Qui l’intervista a David Rubin completa in pdf]

3.5 heracles1

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2 responses to “Entrecómics: conversazione con David Rubín – parte 3”

  1. stefano says :

    difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

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