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Entrecómics: conversazione con David Rubín – parte 3

3.1 manos

[Qui leggi la prima e la seconda parte dell‘intervista per Entrecómics]

El héroe è anche una storia di padri e figli, considerando tali anche gli autori di fumetti e le loro opere. Si dice che, inconsciamente, il figlio desideri uccidere il padre. El héroe ti ha in qualche modo ucciso? La storia è in qualche modo andata oltre quello che volevi?

Sì, la storia mi ha superato in vari momenti, ha portato con sé molte cose positive che mi hanno fatto crescere come autore e altre, non tanto positive, che mi hanno molto disorientato come persona, ma quel che ho ottenuto, non senza sofferenza, è andare avanti e vincere, cosa che mi ha reso più forte. Mi riferisco soprattutto alla seconda metà del secondo volume. Diciamo che Eracle è arrivato a essere, senza che io l’avessi deciso, una copia di me stesso. El héroe è, probabilmente, l’opera più personale che io abbia fatto, dove mi sono messo a nudo davanti al lettore, la più sincera e viscerale. Continua a leggere…

L’eroe 2: Mejor cómic nacional

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El héroe, libro dos vince il premio di Mejor cómic nacional 2012 per i lettori del sito spagnolo Entrecómics. Ecco qui, in traduzione, la prima parte della lunga conversazione con David Rubín pubblicata sullo stesso sito in occasione dell’uscita del volume nelle librerie spagnole (fine novembre 2012).

Avrai impiegato quasi quattro anni per realizzare i due volumi de El héroe. Come è cambiata la storia rispetto all’idea originale?

Ho scritto la sceneggiatura dei due volumi tutta insieme, prima di cominciare a disegnare, perché nella mia testa si trattava di un unico libro, di conseguenza fin dal principio avevo chiara tutta la struttura dell’opera, quel che doveva succedere in ogni capitolo, dall’inizio alla fine. Quel che è cambiato sono molti dei piccoli ingranaggi che creavano questa sceneggiatura iniziale, sono successe molte cose nella mia vita, alcune buone e altre non tanto, da quando, nel 2009, mi son messo a lavoro, e, che ci crediate o no, questo influisce sul lavoro. Per esempio, nel secondo volume ci sono diverse allusioni alla crisi economica e sociale che sta consumando tutto. Mi è sembrato necessario, e del resto la storia me ne dava l’opportunità, parlare di alcuni temi, di usare, in questo secondo volume, il fumetto come quel linguaggio di comunicazione che sempre ho creduto sia, di tentare di smuovere la coscienza della gente nel momento stesso in cui legge un’avventura d’evasione. Il disegno progredisce e migliora dal primo al secondo volume in maniera naturale, e lo stesso personaggio di Eracle cresce e acquisisce maggior complessità nel corso della narrazione; con la sceneggiatura succede lo stesso, progredisce, cambia, si adatta e migliora a seconda del tempo che vivi e delle cose che ti toccano. Una sceneggiatura non è e non deve essere mai rigida o dogmatica, è una guida per non smarrirsi nel lavoro, può essere completamente flessibile e cambiare in corso d’opera. Continua a leggere…